Test genetico Prostatype. La genetica che rivoluziona l’urologia: il Prof. Pierluigi Bove spiega il valore clinico di Prostatype®
Negli ultimi anni, la genetica ha iniziato a ricoprire un ruolo centrale nella medicina personalizzata. In particolare, l’urologia si è rivelata uno dei campi più fertili per l’integrazione di strumenti genetici avanzati nel processo prognostico e terapeutico. Un esempio concreto e attuale è rappresentato dall’impiego del test genetico Prostatype®, oggetto di una recente intervista, pubblicata da una testata internazionale, al Professor Pierluigi Bove, medico chirurgo specializzato in Urologia, professore associato di Urologia presso l’Università di Roma Tor Vergata e responsabile di U.R.M.I – Urologia Robotica e Mini-Invasiva presso l’azienda ospedaliera del Policlinico appartenente all’ateneo romano.
Un nuovo paradigma per la prognosi del carcinoma prostatico
“La genetica ci sta fornendo una serie di approcci innovativi, che possono migliorare la diagnosi e la prognosi della malattia, ma anche permetterci di capire quale può essere il trattamento migliore per il paziente.”
L’introduzione del test Prostatype® rappresenta un importante passo in questa direzione.
Il Test Prostatype® è stato introdotto, con il contributo clinico e di ricerca del Prof. Bove, presso l’UOC di Genetica Medica Policlinico Tor Vergata, dove il Professor Bove è docente. Si tratta di un test di nuova generazione, sviluppato in Svezia presso il prestigioso Karolinska Institute, che consente di identificare specifici geni tumorali in pazienti già diagnosticati con tumore alla prostata, per prevederne l’evoluzione con un alto grado di precisione.
Come funziona il test Prostatype®
“Il Prostatype è certamente tra i test più all’avanguardia a livello mondiale. Metterlo a disposizione dei pazienti è molto importante.”
“Quanto al carcinoma prostatico, grazie alla genetica ci è possibile identificare le diverse varianti tumorali, capire con che tipo di patologia abbiamo a che fare e il suo grado di aggressività.”
Il test si esegue su campioni bioptici già prelevati per l’esame istologico. L’analisi genetica si concentra sull’espressione di tre geni – IGFBP3, F3 e VGLL3 – che vengono incrociati, tramite un sofisticato algoritmo, con altri dati clinici del paziente. Il risultato è un indicatore numerico che esprime il rischio di mortalità per carcinoma prostatico nei dieci anni successivi alla diagnosi della patologia.
“Si tratta, quindi, di un test prognostico molto importante, perché ci permette di identificare i tumori che potrebbero necessitare di un trattamento immediato, differenziandoli da quelli che, al contrario, potrebbero necessitare solo di una sorveglianza attiva.”
“Il Prostatype esprime il rischio di morte entro 10 anni dalla diagnosi attraverso un dato numerico. Questo rischio è classificato come basso fino al 2,3%, medio tra il 2,3 e il 25% e alto tra il 25 e l’80%.”

Il superamento della semplice “sorveglianza attiva”
Da linee guida, i pazienti con un cancro poco aggressivo dovrebbero andare in sorveglianza attiva. Ciò significa che l’intervento può essere procrastinato. Il paziente viene comunque seguito attraverso test sul dosaggio del PSA ogni 3 mesi o si passa da una nuova biopsia dopo un anno dalla diagnosi.
“In questo arco di tempo, però, il tumore può evolvere e diventare aggressivo. Ecco, è questo che il Prostatype ci permette di conoscere fin dal primo test, dopo la diagnosi.”
Verso una medicina personalizzata e più umana
Il vantaggio concreto del test sta proprio nella possibilità di adattare la strategia terapeutica all’effettiva aggressività del tumore, e aiuta a prendere una decisione più consapevole circa le possibilità terapeutiche.
“I vantaggi di Prostatype? Il metodo tradizionale richiede di monitorare costantemente il PSA che, se dovesse salire, costringerebbe il paziente ad affrontare nuovamente l’intero iter diagnostico, e, quindi, una serie di innumerevoli esami. Con le indicazioni del Prostatype, invece, si potrebbe intervenire in maniera più precoce, limitando danni oncologici e funzionali.”
A chi è rivolto il test e quali sono le sue potenzialità
In tema di applicazione del test, il Professor Bove ha precisato: “Il paziente ideale per il Prostatype è quello che ha ricevuto una diagnosi di tumore alla prostata con rischio basso o medio. Col metodo tradizionale, infatti, questi pazienti sarebbero affidati al protocollo di sorveglianza attiva, che li obbligherebbe a numerosi esami nel corso del tempo, con tutte le ripercussioni psicologiche che ne conseguono. Il Prostatype fornisce, invece, una risposta iniziale che può contribuire a rasserenare il paziente, qualunque sia l’esito del test, prima di offrirgli una chance terapeutica.”
Un progetto clinico d’avanguardia
Il test, sviluppato dopo oltre 15 anni di ricerca al Karolinska Institute, è oggi disponibile presso poche strutture in Europa. “A parte noi, per ora è utilizzato soltanto in Spagna.”
L’adozione clinica in Italia ha preso il via con una commessa importante al Policlinico Universitario Tor Vergata, per un valore pari a circa 1,8 milioni di corone svedesi.
“Siamo ancora agli inizi, ma sono fiducioso che questo approccio si diffonderà presto in tutta Italia, magari con qualche ulteriore campagna di sensibilizzazione.”
Un futuro più sicuro per i pazienti oncologici
Il caso di Prostatype® rappresenta un segnale chiaro dell’evoluzione in atto: strumenti genetici, algoritmi predittivi e medicina di precisione stanno trasformando il modo di affrontare il tumore alla prostata, mettendo il paziente davvero al centro del percorso terapeutico.
🔗 Link all’articolo su Linkedin: The clinical use of Prostatype – prognostic gene test is increasing in Italy
🔗 Leggi l’intervista completa al Professor Bove (con traduzione automatica in inglese): https://lnkd.in/dV-3etub
🔗 Link al sito italiano di Prostatype®: https://lnkd.in/dVWy5KHv
🔗 Link alla pagina UOSD di Urologia Robotica Mini Invasiva URMI del Policlinico Tor Vergata: https://www.pierluigibove.com/urologia-robotica-mini-invasiva/